
La squallida notizia del gruppo Facebook MIA MOGLIE è un fatto noto ormai da giorni ma cercherò (per quei pochi che non lo sapessero) di riassumere la vicenda. Nel 2019 fu creato un gruppo su Facebook intitolato MIA MOGLIE corredato da cuoricini (ma tu pensa!), gruppo che fino alla recente chiusura da parte di Meta contava più di 32 mila iscritti. Non sappiamo le ragioni che hanno portato alla costituzione a suo tempo del gruppo ma sta di fatto che negli anni ha subìto una evoluzione "particolare" e sempre meno lecita, fino ad arrivare a veri e propri casi da denuncia penale. I membri infatti hanno cominciato a postare foto rubate, fatte di nascosto alle loro mogli, compagne o presunte tali accompagnate da commenti sessisti e osceni che non mi va di citare. Commenti correlati alle foto che incitavano gli altri membri a rispondere, dando vita ad una catena di "supporto" allo squallore del gruppo. Il leit motiv era quindi esibire la propria donna (o soltanto alcune parti anatomiche) e commentare quelle degli altri.
Il gruppo, inoltre, era aperto, quindi alla portata di tutti gli utenti Facebook. Non sappiamo perché è rimasto aperto e pubblico tutti questi anni ma soltanto recentemente è stato oggetto di tantissime segnalazioni, e solo quando la notizia della sua esistenza è diventata virale che Meta ha deciso di chiuderlo (finalmente). Intanto centinaia di foto rubate e private sono state rese pubbliche e tantissime donne si sono accorte che la loro privacy era stata violata.
Ma chi erano i membri di questo gruppo? La maggior parte erano persone comuni: impiegati, forze dell'ordine, carabinieri e professionisti vari, con una età compresa per lo più tra i 30 e i 40 anni. Alcuni si nascondevano dietro la modalità di anonimato dei commenti, molti altri non avevano problemi nel commentare con il loro account. Come hanno giustificato la loro presenza e attività nel gruppo? Le donne che hanno scoperto l'attività dei loro mariti hanno dichiarato tutte più o meno la stessa cosa, cioè che per questi uomini il gruppo era solo un gioco, un passatempo. Ma tutto questo non è assolutamente un gioco, è qualcosa di molto serio, una vera e propria violenza perché non c'era consenso nel pubblicare le foto e, al di là del fatto che il non-consenso stabilisce il limite tra la violenza e ciò che non lo è, sono i commenti e gli scambi di battute tra i membri del gruppo a "mettere i brividi" e segnare profondamente lo squallore e la miseria di questo gruppo che purtroppo non è neanche un caso isolato.
La mercificazione e l'oggettificazione del corpo delle donne è sempre figlia della cultura patriarcale. Il termine Patriarcato è sempre più usato soprattutto quando si parla di violenza sulle donne, forse a volte viene anche inflazionato perché diventato il nemico numero uno del Femminismo. Ora lungi da me aprire un capitolo sul Femminismo o peggio sul Patriarcato ma una cosa voglio dirla: il Patriarcato (ma anche il maschilismo) ha molto più a che fare con le donne di quello che si pensa.
Chiediamoci, infatti, come mai esiste e ha avuto successo un gruppo dedicato alle mogli e non alle madri. Ve lo immaginate un gruppo Facebook di quel genere dove i figli postano le foto delle madri? Ovviamente no! Perché le madri nella cultura patriarcale "non si toccano", sono avvolte quasi da un'aureola di santità, si usa dire "la mamma è sempre la mamma", ovviamente ciò vale per la propria madre e non in generale per tutte. Ma chi è che inculca questo rispetto soltanto per la propria madre se non la madre stessa? Molti dimenticano che l'educazione emotiva, l'affettività dei bambini nei loro primi anni di vita, è affidata alle mamme, sono loro il punto di riferimento femminile per i figli maschi, sono loro che devono insegnare il rispetto per le donne in quanto persone.
Mi viene in mente un altro modo di dire: "nessuno ti vuole bene come tua madre", insinuando quindi nel maschio il dubbio che tutte le altre siano false ammaliatrici. Ecco, questi modi di dire, di pensare, e di vedere il corpo delle altre donne come un oggetto, tutto ciò fa parte di quella cultura patriarcale che sono prima di tutto le madri a tramandare, anche ogni volta che accettano di subire le angherie o le violenze dei loro mariti.
L'insegnamento del rispetto per gli altri parte dalle donne e viene filtrato attraverso l'educazione e l'esempio delle madri. Se a questa cultura così maschilista e "mammacentrica" uniamo una deriva sempre più narcisistica ed esibizionista che molti uomini hanno (amplificata dai social), ecco che abbiamo il prototipo di maschio membro del gruppo MIA MOGLIE. Un mix di cultura e perversione nel quale matura facilmente l'idea che il corpo femminile sia "patrimonio collettivo" per citare le parole della dottoressa Roberta Bruzzone. Uomini che non si rendono neanche conto che ciò che hanno fatto è una vera e propria violenza, oltre a non provare nessuna empatia per le donne esibite e messe alla gogna in quel modo.
Speriamo almeno che qualcuno di loro lo capisca quando si vedrà recapitare la notifica di denuncia penale.