“Il cuore spezzato” del Frankenstein di Guillermo del Toro
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“Il cuore spezzato” del Frankenstein di Guillermo del Toro
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Uscito su Netflix lo scorso 7 novembre, il film "Frankenstein" del regista messicano Guillermo Del Toro, ha già riscosso un enorme successo di critica e pubblico. Destinato ad essere uno dei film più visti sulla piattaforma di streaming  Netflix di quest' anno che volge al termine, il film è liberamente tratto dal famoso romanzo scritto nell' '800 da Mary Shelley che ha ispirato la letteratura del Romanticismo e non solo, visto che il personaggio di Frankenstein ( o meglio il mostro creato dal dottor Frankenstein) è forse uno dei più iconici tra i personaggi gotici assieme al Conte Dracula.

Ma dimenticate tutti gli stereotipi del cinema e della letteratura che fin ora abbiamo visto su Frankenstein, perché Del Toro ci regala un ritratto assai inedito sia dei protagonisti che del rapporto tra il dottor Victor Frankenstein e la sua Creatura. Innanzitutto un plauso particolare va ai due attori che hanno interpretato i protagonisti, ovvero Oscar Isaac (Victor Frankenstein) e soprattutto Jacob Elordi (la Creatura), quest'ultimo completamente trasformato dal trucco, riesce attraverso le movenze del suo corpo e il suo sguardo a rappresentare la semplicità, l'ingenuità di un essere creato dalla mente geniale quanto malata del suo padre/padrone.

La Creatura non è quindi un semplice mostro che incute paura, ma rappresenta una persona fragile come può esserlo un bambino alla scoperta del mondo e di sé stesso, e ci viene mostrato in tutta la sua tenerezza soprattutto quando incontra Elisabeth, gli animali o l'anziano cieco con i quali rivela tutta la sua umanità e compassione. Dall'altra parte c'è invece lui, il chirurgo inglese Victor Frankenstein. Cresciuto col dolore della perdita dell'adorata madre e la severità dell'odiato padre (anche lui chirurgo), Victor è un narcisista a tutti gli effetti: cinico, freddo, con manie di grandezza, e la volontà di sfidare la morte, tanto da portarlo a ricreare una creatura con le parti anatomiche di varie persone che per lui avrebbe dovuto rappresenta la perfezione. Il dottore non è però soddisfatto del suo esperimento, non riesce a capirne le peculiarità, lo tratta malissimo e vede in lui soltanto un mostro incapace di parlare e potenzialmente violento.

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Victor Frankenstein alle prese con la creazione della sua "Creatura"

Ed è qui che nasce la "rottura" tra padre/figlio e quello che potremmo definire a tutti gli effetti"trauma generazione", infatti così come il dottor Frankenstein si è sentito rifiutato da suo padre, allo stesso modo egli rifiuta il frutto del suo lavoro, della sua mente, la Creatura che tanto ha desiderato ma dalla quale subito si è dissociato. Ed è la stessa dinamica disfunzionale che ogni genitore può innescare nella mente del figlio che non viene accettato per quello che è . La vendetta, la rabbia e il rancore diventano quindi gli unici sentimenti che animano la Creatura in questa ricerca di affetto e amore non corrisposto con il suo Creatore, ma alla fine il regista decide un finale diverso rispetto al racconto della Shelley: il dottor Frankenstein si pente del male che ha fatto e chiede di essere perdonato prima di morire.

La rottura con la tradizione Romantica ottocentesca qui è forte e innesca un finale innovativo e pieno di speranza. La Creatura non è più un essere tradito e abbandonato ma un essere consapevole della sua Natura e finalmente in pace con sé stessa. La frase che chiude il film anticipando i titoli di coda " Il cuore si spezzerà e spezzato continuerà a sopravvivere" (attribuita al poeta romantico Byron) è la giusta sintesi dell' intera storia e di quello che essa rappresenta, ovvero della continua ricerca di affetto e approvazione a cui tutti gli esseri umani ambiscono fin da quando sono bambini. Ricerca che troppo spesso viene tradita e delusa soprattutto dalle figure chiave della crescita, i genitori, incapaci di accettare i loro figli perché fondamentalmente incapaci di accettare sé stessi. La delusione, l'amarezza fanno dunque parte del percorso delle nostre vite, ma sta a noi cercare il modo per sopravvivere al meglio, rispettando e accettando prima di tutto noi stessi e le nostre fragilità.

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Oscar Isaac, Guillermo del Toro e Jacob Elordi alla presentazione del film durante la scorsa Mostra del Cinema di Venezia

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