A tre settimane dal terribile evento che ha colpito il Venezuela ci si ritrova a parlare di una situazione post-terremoto e cioè a tirare le somme delle vittime e dei danni, mentre si accende la speranza di una ricostruzione.
Il dolore per la perdita dei propri cari resta ma la rabbia, soprattutto per la mancanza di aiuti necessari, fa da leva a sentimenti di ribellione verso un regime che ha in sé l’impronta chavista.
È logicamente comprensibile che il terremoto faccia a tutti paura, l’intensità e la forza con la quale si manifesta sono ingestibili dall’uomo, ma è pur sempre di per sé un fenomeno naturale che diventa catastrofe e, ancor più, tragedia umana per mano proprio dell’uomo. Il Giappone ha imparato a convivere con questa dinamica, ponendosi tra i primi Paesi al mondo nell’efficienza dell’edilizia antisismica. Ironia della sorte, alcuni tecnici ed ingegnieri edili giapponesi ebbero un’incontro istruttorio con Chavèz (tra il 2002 e il 2005 nell’ambito dello studio sul rischio sismico tra l’Agenzia di Cooperazione Internazionale del Giappone – JICA – e gli esperti venezuelani) con l’obiettivo, almeno da parte loro, di fornire indicazioni tecniche importanti al governo venezuelano considerando l’alto rischio sismico della zona di Caracas e lo Stato Vargas (oggi La Guaira). Ebbene sì, come in passato così come adesso, è noto che il Venezuela poggia su due placche terrestri, quella Caraibica e quella Sudamericana; la parte settentrionale del Paese poggia sul margine complesso di queste due zolle il che rende l’area fortemente soggetta ad un’intensa attività sismica.
Già alla luce di questa caratteristica geologica ci si può porre la prima domanda: poteva una tragedia umana di così vaste dimensioni essere evitata? Ma prima di giungere ad alcune affrettate speculazioni di pensiero al riguardo, andiamo ad analizzare nel corso degli anni cosa è accaduto nel Paese, soprattutto a partire dal passato tragico evento del terremoto a metà degli anni ’60.
LA BELLE ÉPOQUE DEL VENEZUELA
Il Venezuela vive un’epoca d’oro negli anni ’60. L’economia prospepera grazie all’estrazione di petrolio e allo sviluppo dell’industria siderurgica-metalmeccanica, quest’ultima forma la prima oligarchia industriale del Paese all’interno del quale emerge anche la famiglia di industriali Machado (un cognome che ritroveremo più in là nell’articolo). Caracas diventa una delle capitali più moderne del Sudamerica, vanta di strutture e di servizi altamente al passo con i tempi e diviene protagonista di importanti investimenti da parte di diverse aziende internazionali.
La guida del governo è affidata al partito democratico Acciòn Democratica (AD), alla cui presidenza ricordiamo i presidenti Rómulo Betancourt (1959–1964) e Raúl Leoni (1964–1969). La linea politica viene caratterizzata dal c.d Puntofijismo, ovvero un patto di stabilità e di governance istituzionale che prevede l’alternanza del potere e la spartizione del controllo istituzionale tra i principali partiti democratici, escludendo le forze radicali. Tutto ciò accresce le reazioni violente della guerrilla comunista, ispirate alla rivoluzione cubana, che più volte tenta di rovesciare il governo.
Ma arriviamo al 1967, quando la stabilità sociale del Paese viene colta di sorpresa da uno dei più forti terremoti nella storia del Paese dello scorso secolo.
IL TERREMOTO DI MAGNITUDO 6.6, 29 LUGLIO 1967
È un sabato come tanti nella capitale venezuelana, la gente si gode uno dei fine settimana di fine luglio. Ma alle 20:04 cambia totalmente lo scenario di un popolo festoso, che proprio lo scorso 5 luglio era stato in giubilo in occasione del Dìa Naciònal.
Il terremoto causa un gran numero di vittime (300 in totale), feriti e dispersi, mentre i danni agli edifici e alle infrastrutture sono stati massicci nelle aree vicine all'epicentro. Il sisma ha anche generato uno tsunami, il quale causa la perdita più significativa delle vittime totali e i maggiori danni strutturali. Il medesimo terremoto è stato classificato come il 5° più disastroso mai avvenuto in Venezuela, il più mortale a livello mondiale nel 1967 e l’11° più mortale a livello mondiale del decennio 1960-1969.
Il governo democratico, guidato da Leoni, reagisce e risponde in maniera adeguata, mettendo a disposizione l’esercito per una sostanziale azione di salvataggio. In tempi successivi, poi, il governo proclama la legge antisismica e promuove la nascita della Fondazione preposta al monitoraggio e sorveglianza dell’attività sismica: FUNVISIS.
Eccoci qui ad una nuova domanda: cosa è successo alla legge antisismica nel corso degli anni?
IL VENTENNIO CHAVISTA: SOCIALISMO E POPULISMO AUTORITARIO
Chavèz, esponente del socialismo e fortemente impegnato nella rivolta contro al partito democratico, sale al potere nel 1998 tramite elezioni democratiche. Dopo il fallito tentativo del colpo di Stato del 1992, contro un governo corrotto, Chavèz viene eletto con il 56% dei voti. Esponente del partito da lui fondato, Movimento della Quinta Repubblica, porta avanti la sua propaganda socialista sfruttando il malcontento popolare verso la destra politica.
Nel 1999, attraverso un Referendum di grande successo (71% di assenso), riforma la Costituzione verso un’ampliamento dei poteri presidenziali, istituisce un sistema monocamerale, allunga il mandato di 6 anni e cambia il nome del Paese in Republica Bolivariana de Venezuela. In altre parole, la dittatura prende forma. Mentre espropia i privati industriali dei propri impianti, i quali vengono statalizzati, il partito socialista si trasforma in populismo autoritario e approfitta della povertà, mentre fa dello Stato una cassa. Grazie alla propaganda verso le fasce più deboli della popolazione, Chavèz viene rieletto nel 2000.
“UN HOGAR PARA TODOS”
Nel 2011 (30 Aprile) l’azione demagogica del socialismo raggiunge il suo apice con l’annuncio, da parte di Chavèz, dell’iniziativa “Gran Misiòn Vivienda”. Si tratta di un progetto di ediliza pubblica e sociale, al fine di garantire una casa a più persone possibili. Infatti, in fonti governative, si parla addirittura dell’ambizione di raggiungere circa 5 milioni di appartamenti sociali.
A questo proposito è interessante andare a leggere la rassegna storica di questo progetto sul sito del Ministerio del Poder Popular, proprio perché viene tutt’oggi esaltato il “nobile intento” dell’azione, la cui prosecuzione era stata prevista anche sotto l’attuale governo attuale di Delcy Rodriguez.
Secondo alcune attuali testimonianze, nel giro di 1 o 2 mesi sorgono edifici in zone differenti del Paese tra cui anche a la Playa Grande, parte ovest de la Guaira, conosciuta come la Ciudad Chàvez. La Guaira è in generale una delle aree maggiormente colpite dalla tragedia del 24 giugno 2026. E proprio quegli edifici sono crollati come castelli di sabbia.
Dunque la catastrofe naturale ha messo in evidenza un sistema di potere corrotto: un’edilizia sociale a puro scopo propagandistico ma senza fondamenti, costruita senza l’applicazione della legge antisismica e con materiali edili di “alta scarsità”.
DALLA CATASTROFE NATURALE ALLA TRAGEDIA UMANA
Mercoledì 24 giugno alle ore 18.00 la parte nord del Venezuela viene interessata da un duplice episodio sismico, il primo di magnitudo 7.2 e il secondo, a pochi secondi di distanza dal primo, di 7.5 della scala Richter. L’intensa attività sismica causa il crollo di centinaia di edifici, soprattutto nella zona della Playa Grande, altri hanno subìto comunque seri danni. All’indomani della catastrofe si assiste alla mobilitazione di diverse squadre di soccorso provenienti da diversi Paesi. Ma non tutti riescono ad entrare in tempi brevi nella zona della Guaira, mentre la risposta del governo (ricordiamo che si tratta di un “governo provvisorio”) si rivela sempre più inadeguata, con un dispiego delle forze lento ed insufficiente.
A denunciare l’impedimento dell’ingresso nella suddetta zona, sono soprattuto la squadra di soccorso messicana (“Los topos Aztecos”) e, come apparso in un recente articolo del Waalstreet Journal, anche da parte dei soccorritori statunitensi, quest’ultimi costretti ad attendere 5 giorni il permesso di accesso che intanto stagnava sulla scrivania della Delcy Rodriguèz. Tutto ciò a discapito delle maggiori possibilità di riscatto nelle prime 72 ore, quali ore fondamentali in assoluto per ritrovare sopravvissuti. A ciò, inoltre, non si assiste ad alcuna azione di soccorso da parte di forze militari locali, le quali invece vengono preposte solamente a sorvegliare il luogo, tenendo le mani incrociate. Tutto ciò mentre ai soccorritori internazionali veniva impedito l’ingresso alla Guaira e la gente si arrangiava, scavando disperatamente con le mani e con strumenti non del tutto idonei all’entità della strage. Il tempo passa e la disperazione, ma anche la speranza, dei familiari cresce, mentre intanto nessuna scavatrice fa la sua comparsa sul luogo.
ACCESSO NEGATO ALLA GUAIRA, NARCOTRAFFICO DEGLI ESPONENTI DEL REGIME
Sulla base della domanda “Perché impedire gli aiuti di soccorso alla Guaira” sono state portate avanti delle inchieste giornalistiche che da tempo indagavano sul caso “Diosdado Cabello”, ministro degli Interni del governo Rodriguèz. Tra le inchieste emerge quella del giornalista Carlos Sulazar, secondo il quale Diosdado Cabello avrebbe utilizzato centinaia di appartamenti nella Guaira per i suoi traffici illeciti: denaro per un valore di circa 250milioni di dollari, droga e armi. E ciò che indigna è che un narcotrafficante sia il secondo esponente dell’attuale governo.
Il governo degli Stati Uniti ha messo da tempo proprio sulla testa di Cabello una taglia di 25milioni di dollari, come riaffermato da Marco Rubio. Tuttavia, negli ultimi giorni si sono viste immagini di autorità statunitensi che trattano con Diosdado, come ad esempio John Barrett, capo della missione diplomatica statunitense nella capitale venezuelana e incaricato alla gestione logistica post-terremoto. L’immagine in cui Barrett stringe la mano a Diosdado sui luoghi della strage ha indignato molti.
E mentre il secondo elemento del governo temporale venezuelano si rende famoso per attività illecite, La Delcy Rodriguez sta approfittando dell’instabilità sociale del momento per continuare in maniera “illegale” il suo mandato.
Si ricorda che Delcy Rodriguez da braccio destro di Maduro, alla vicepresidenza esecutiva, ha assunto l’incarico di una gestione temporale del governo all’indomani dell’arresto di Maduro, avvenuto per mano statunitense il 5 gennaio di quest’anno. Come denunciano i forensi, la Rodriguez sta attualmente violando sia l’art. 233, (i provvedimenti di governo provvisorio nel caso di “assenza definitiva” del presidente), e sia dell’art. 234 (in caso di assenza temporale) della Costituzione venezuelana. Ai sensi dei citati articoli, infatti, la Rodriguez avrebbe sforato di molto i giorni previsti costituzionalmente per poi passare all’indizione di “elezioni democratiche”.
Ecco che in questo scenario si inserisce Marìa Corina Machado, premio Nobel per la pace (ottobre 2015), ex deputata dell’Assemblea Nazionale del Venezuela (2011-2014) e fondatrice dell’attuale movimento politico di contrasto al regime chàvista “Vente Venezuela”.
Dopo un lungo decennio di regressione democratica, il Venezuela è diventato un regime autoritario a pieno titolo nel 2016, quando il governo di Nicolás Maduro rifiutò di riconoscere la sconfitta alle elezioni parlamentari e, esautorando l’Assemblea nazionale, nominò un’Assemblea costituente incaricata di occuparsi delle questioni legislative.
María Corina Machado non si tirò indietro e rafforzò il suo attivismo pacifico contro il regime, ormai noto per la repressione del dissenso e le massicce violazioni dei diritti umani.
Machado decise di candidarsi alla presidenza nel 2023, ma fu squalificata dopo aver vinto le primarie dell’opposizione. Nominò allora un altro candidato al suo posto, ma anche quest’ultimo fu escluso dal governo. Infine, il partito scelse Edmundo González, un ex diplomatico che vinse le elezioni presidenziali del 2024 con un ampio margine. Tuttavia, contrariamente alle richieste dell’opinione pubblica venezuelana e degli osservatori internazionali, il governo non rese pubblici i risultati delle votazioni, incarcerò o costrinse alla fuga i leader dell’opposizione e mantenne saldamente il potere. Dal 2025 Edmundo González vive in esilio e María Corina Machado è costretta alla clandestinità, dopo aver subito detenzioni, calunnie e altre prove.
Nei giorni successivi alla tragedia la Machado si è nuovamente esposta a sostegno del suo popolo e per rivendicare elezioni democratiche nel Paese. Il suo rientro in Venezuela significherebbe un nuovo colpo all’indebolimento dell’impianto di un regime, che ha saputo rivolgersi contro la rabbia del popolo. Inoltre il governo di Delcy è ormai sotto i riflettori internazionali e lei stessa ha accusato la stampa internazionale di “complotti contro di lei, approffittando della tragedia”. Tutto ciò fa capire logicamente il motivo per il quale il regime sta vietando l’ingresso della Machado, sorvegliando addirittura lo spazio aereo.
LA MACHADO SI RIVOLGE A TRUMP. IL RUOLO DEGLI USA
Nei giorni successivi la tragedia, la volontà manifestata dalla Machado di rientrare nel Paese non ha incontrato da subito l’appoggio da parte del presidente Trump, ritenendo il momento non ancora opportuno.
La posizione di Trump ha visto comunque l’opposizione da parte di alcuni governatori, come quella del governatore repubblicano di Florida, Ronald Dion DeSantis e alcuni esperti hanno, dunque, speculato su un’indebolimento generale al sostegno della presidenza Trump con conseguenze per le successive elezioni.
Intanto gli Stati Uniti si sono impegnati nella situazione del Venezuela post-terremoto e avrebbero ingaggiato tecnici esperti israeliani, al fine di sondare la criticità degli edifici. I tecnici israeliani disporrebbero di tecnologie altamente avanzate. E, di nuovo ironia della sorte, il Venezuela non ha dal 2009 più relazioni diplomatiche con Israele e lo stesso Diosdado è noto per la sua opposizione alla politica aggressiva israeliana.
Tuttavia la posizione USA sul rientro della Machado ha visto una svolta. Come riportato quasi in simultanea dal notiziario NTN24, in data 15.07 si è tenuta un’udienza sui “diritti umani in Venezuela” in sede Congressuale (USA) ed in quest’occasione si è ritenuta importante la presenza della Machado in territorio venezuelano. Nell’intervista fatta dalla rete al congressista repubblicano Chris Smith, emerge non solo l’esaltazione alla Machado come “eroina e acclamata dal popolo” ma viene anche riportata la posizione del presidente Trump a riguardo. Tuttavia, per il governo repubblicano resta la domanda del “Quando”, volendo intendere un momento opportuno che non metta in pericolo la vita della stessa. Ma secondo l’analista internazionale Fernando Vaccotti, non bisogna aspettare tanto e far allargare le forbici, piuttosto questo sarebbe il momento opportuno per accompagnare il Paese alla transizione democratica.
In una sua dichiarazione la Machado dice: «Ritorneremo come una forza stabilizzante e ordinatrice, affinchè tutto questo dolore, tutta questa angustia e tutta questa frustrazione, causati dal momento vissuto si catalizzi in maniera civile e pacifica nel suo processo di transazione democratica».
IN RICORDO DELLE VITTIME
La medesima analisi ha voluto essere un omaggio a tutte le vittime, sopravvissuti o meno, di una tragedia immane. I danni provocati dalla catastrofe naturale sono stati amplificati dall’inadeguatezza di un regime che continua ad arrampicarsi sugli specchi nonostante l’indignazione internazionale. Si ricorda che dietro ai numeri, alle statistiche, ci sono storie di dolore, famiglie spezzate e/o distrutte la cui speranza è stata affidata nelle mani dei soccorritori. E proprio quest’ultimi hanno dimostrato una grande umanità, dando prova che “ogni vita conta”. Infatti molti amici a quattro zampe (las mascotas) sono stati salvati, anche se per molti la situazione resta più difficile (centinaia tra cani e gatti, senza più famiglie, sono assistiti da associazioni e fondazioni, restando in attesa di un’adozione). Un ricordo particolare va rivolto ai dispersi (circa 50mila), tra i quali vi sono persone ahimè ritrovate senza vita ma la cui identità non è stata possibile attestare, considerando l’arretratezza del sistema forense negli ultimi 20 anni.
Ora al pianto deve farsi luogo la forza di andare avanti e di raccontare la verità.
Organismi ufficiali per sostenere la rete di aiuti post- terremoto: UNHCR, WORLDFOODPROGRAMME, CARITAS INTERNAZIONALE, CROCE ROSSA INTERNAZIONALE, MEDICI SENZA FRONTIERE, SAVE THE CHILDREN.
Per gli amici a 4 zampe (e non solo): RED ANIMAL DE EMERGENCIA VENEZUELA, FUNDACIÓN RESCATE GARRA & PATA, REFUGIO EL VALLE, FUNDACIÓN HUELLAS QUIAMODORO.